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Pascoli – “Il fanciullino” e altri appunti di poetica

La poesia nasce da una disposizione interiore a vedere e udire il significato profondo delle cose, ciò che solo un occhio e un orecchio in sintonia con la naturale poeticità delle cose sono in grado di intendere. [Vedere e udire, altro non deve il poeta. (Discorso sul Sabato del villaggio)]: il poeta-fanciullino deve limitarsi a registrare le impressioni visive e uditive che la natura suscita nella sua sensibilità, percependo la natura proprio attraverso di esse (impressionismo pascoliano)
Questa disposizione è una dote del fanciullino, che è capace di meraviglia e non ha vergogna a mostrare i propri sentimenti.
Il fanciullino è eterno e a-temporale, vive di vita propria, ma convive con l’uomo e trova maggiore ascolto man mano che egli si distacca dalle cure e dagli affanni della vita sociale (più nei vecchi che nei giovani e adulti).
Poeta è dunque solo chi sa ascoltare il fanciullino che è in lui.
La poesia è dunque istintiva, ingenua, a-razionale; essa consiste nella meraviglia, negli stupori, nelle paure del fanciullino, nel suo parlare “alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle”; essa sola rivela gli aspetti profondi della realtà, che rimangono nascosti agli uomini gravi, cioè troppo presi da altro (studi, affari ecc.): essi infatti soffocano la voce del fanciullino che è in loro, non la riconoscono.
Il fanciullino livella sublime e prosaico, rendendo fruibile l’uno e innalzando a livello letterario l’altro perché il suo sguardo riduce la realtà al semplice e all’umile (impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare).
Il fanciullino è “l’Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente”, cioè attribuisce senso e significato e lo comunica agli altri uomini. La poesia infatti per Pascoli assolve a una primaria funzione sociale: costruire un sistema condiviso di valori che affratelli.
Il fanciullino è colui “che scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose”: per Pascoli la poesia “non si inventa ma si scopre”: essa non è un’operazione razionale, non è invenzione intelletualistica [anticarducciano e antidannunziano], ma è il risultato di una (ri) scoperta delle cose, degli oggetti, anche di quelli apparentemente impoetici. “Poesia è trovare nelle cose ... il loro sorriso e la loro lacrima”.


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